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Le cose non necessarie fanno bello il mondo

Unnecessary things make the world beautiful

Il titolo della quarta edizione della biennale Di Carta è un invito alla riflessione sulla natura e sul ruolo della bellezza nella vita umana e insieme un omaggio a Raul Meel in occasione dell’inaugurazione dell’archivio Meel di Palazzo Fogazzaro a Schio.

Lo spunto infatti lo abbiamo tratto dalla sua autobiografia d’artista Osservando le nuvole erranti (2011-2013): “C’è chi crede che la bellezza del mondo sia futile, al contrario, sono le cose non necessarie che fanno bello il mondo”.

Meel lo annota in margine all’ascolto dei canti degli uccelli. Una “proliferazione di melodie sorprendenti, bellezza ed esagerazione!”.

Affascinatone, ha pensato di trasferire in voce umana quella degli alati, unendo allo stupore la precisione, consultando ornitologi e manuali, attingendo alla propria esperienza, riempiendo i vuoti con l’estro poetico, giocando a produrre suoni come Chlebnikov, il poeta-fanciullo, e cantando al posto di quelle che Leopardi definiva “le più liete creature del mondo”.

Quanto spreco di tempo! Ma anche un flâneur può cogliere evanescenze che chi punta dritto a una meta misconosce.

A che pro? La bellezza è la fede dell’artista. E per l’uomo di fede ciò che conta non è ciò che è considerato necessario dagli altri. “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre” (Vangelo secondo Matteo).

Ma l’arte, che spesso non dat panem a chi la coltiva, ha davvero ancora a che fare col bello? Ci indica dove trovarlo? Ce lo fa esperire?

Che spazio occupa nelle nostre vite frenetiche ciò che non è necessario ma fa bello il mondo?

In un mondo governato dalle ferree leggi dei bilanci, idolatra del profitto e della produttività, soverchiato da esigenze materiali, è sulla gratuità, sulla leggerezza, sul tempo perso anziché speso, sull’inutilità ludica del bello che vogliamo porre la nostra attenzione invitando gli artisti ospiti a declinare la sregolata legge dell’inutile in opere e figurate riflessioni e a cantare con i segni e la carta la futile necessità della bellezza per i cittadini del XXI secolo.

 

 

 

 

 

 

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The title of the fourth edition of the Di Carta/Papermade biennial exhibition is an invitation to reflect on the nature of beauty and the role it plays in human life. It is also a homage to Raul Meel to mark the inauguration of the Meel archive in Palazzo Fogazzaro in Schio.

Our inspiration came from his artist’s autobiography entitled Observing the Wandering Clouds (2011-2013): “Some believe the beauty of the world is futile, yet it is actually the unnecessary things that make the world beautiful”.

Meel made these notes in the margin as he listened to birdsong: a “proliferation of surprising melodies, beauty and exaggeration!”.

He was so taken with the sound that he sought to turn the birdsong into human voices, teaming his amazement with precision, consulting ornithologists and handbooks, drawing on his own experience, filling the voids with poetic talent, playing around with the production of sounds like Khlebnikov, the young poet, and singing in the place of what Leopardi described as “the most joyful creatures in the world”.

How much time wasted! Yet even a flâneur is able to grasp evanescences unknown to those who aim straight for the target.

For what purpose? Beauty is the artist’s faith. And for the faithful, what counts is not what others consider necessary. “Look at the birds in the sky, for they neither sow nor reap nor gather into barns; yet your heavenly Father feeds them” (the Gospel according to Matthew).

But is art - from which those who cultivate it often fail to make a living – still related to beauty? Does it show us where to find it? Does it allow us to experience it?

How much space in our hectic lives is occupied by the unnecessary things that make the world beautiful?

In a world governed by the iron laws of finance, in a world that worships profit and productivity and is subservient to material requirements, we seek to focus our attention on gratuitousness, lightness, time wasted rather than spent, on the playful uselessness of beauty, by inviting the guest artists to interpret the disorderly law of uselessness in their works and creative reflections, using signs and paper as a hymn to the futile necessity of beauty for the citizens of the 21st century.