Nella terza edizione gli artisti sono stati invitati a lavorare per le loro opere su:

Essere a casa

 

Ci sono luoghi del cuore, ci sono rifugi, c’è la terra dove affondiamo invisibili radici, fatte di affetti, di memoria, di lingua e di cultura. C’è la Patria, la Matria, a volte matrigna. C’è quella radura nel bosco che solo noi sappiamo (in cui si placa l’inquietudine dell’esserci). Il non luogo tra le righe di un libro, nelle proiezioni del sogno o della fantasia. L’utopia.

Cosa significa essere a casa, di un luogo dire: è il mio posto?

Cosa diciamo quando diciamo “Qui mi sento a casa” o “Vorrei sentirmi a casa in qualche luogo” o “Con te mi sento a casa”?

Se l’uomo è animale sociale e politico, che parte ha l’altro in questo luogo chiamato casa?

La casa c’era, c’è o va costruita? E come e quante volte?

E molti altri grappoli di domande, quando parliamo di casa.

Il motivo e il sentimento dell’essere a casa sono altrettanto centrali ed enigmatici quanto il concetto di identità. Condividono l’abisso che soggiace ai pronomi quando diciamo: “io”, “noi”. Costituiscono il presupposto o il fine del dire e del fare.

Ma davvero all’uomo è dato qualcosa che possa chiamare casa? o è inevitabilmente il suo sempre e solo un indefinito desiderio di? Un nostos, un viaggio di ritorno pungolato di nostalgia. Verso casa.

All’indistricabile compresenza di natura e cultura, di naturalità e artificialità propria della natura umana sospesa tra ambiente e trascendenza sembra essere preclusa una “tana” di quiete. E perciò nulla conta per l’uomo quanto il poter sentirsi a casa.

Paese ospite della terza edizione è il Portogallo.

Artists are invited to work about:

This is my place

There are places of the heart, there are shelters, there’s the land where we take invisible roots, made of affection, of memory, of language and of culture. There’s the Homeland, the Motherland, at times unkind. There’s that clearing in the woods that only we know (where the agitation of being is placated). The non-place between the lines of a book, in the projections of dreams or fantasy. The utopia.

What does it mean to be home, to call a place your place?

What do we mean when we say “Here I feel at home” or “I’d like to feel at home somewhere” or “I feel at home when I am with you”?

If man is a social and political animal, what part do others play in this place called home?

Was there already a home, or is there one now, or is it to be built yet? And how and how many times?

And many more clusters of questions, when we talk about home.

The reason and the feeling of being home are just as central and enigmatic as the concept of identity.

They share the abyss that pronouns are subject to when we say “I”, “we”/”me”, “us”. They constitute the prerequisite or purpose of saying and doing.

But is man really given something he can call a home? Or is it inevitably just and always an undefined longing/sehnsucht? A nostos, a journey back scattered with nostalgia. Towards home.

The inextricable coexistence of nature and culture, of naturalness and artificiality typical of the human nature, suspended between environment and transcendence, seems to be to a “den” of quietness. Therefore, nothing is as important to man as being able to feel at home.

Portogallo is the guest nation of third edition